Politica arte nobile e difficile

Un testo di Antonio Bello con una presentazione di Pier Domenico Laghi

Politica: mestiere ingrato e incompresoPolitica: arte nobile e difficileNota di Pier Domenico LaghiNota editoriale
Vorrei qui spendere una parola per darvi un po’ di coraggio.
Oggi il vostro mestiere è fra i più ingrati e incompresi. Quando si parla di voi la gente corruga la fronte, ricorre alla battuta convenzionale, si sente autorizzata dal tacito consenso generale ad avanzare giudizi pesanti e, bene che vada, l’aggettivo più innocuo che appone alla parola “politica” è quello di “sporca”. Anche questi giorni, qualcuno che aveva saputo dell’incontro speciale di oggi, l’unica cosa che mi ha detto è stata: “cantagliene quattro a tutti”. E’ segno che c’è un diffuso scetticismo sulla gratuità del vostro impegno, o sulla serietà della vostra missione, o sull’autenticità del vo-stro carisma.
La gente con voi o è ossessivamente cortigiana, strisciandovi davanti con le forme del lecchinaggio più vile, o vi disprezza dall’alto della sua sufficienza, indicandovi come i capri espiatori di ogni malessere sociale, anche il più ineluttabile.
I puritani vi scansano con ostentazione, dichiarando che non vogliono contaminarsi le mani con voi. Gli amici vi chiedono, con scoraggianti sorrisi, chi mai ve lo fa fare. I parenti vi ripetono che fareste meglio a pensare un po’ alla famiglia. I preti parlano di voi con tanti sottintesi misteriosi, che dal loro linguaggio traspaiono centomila riserve. Il vescovo sembra che si faccia un sacco di problemi se deve apparire in pubblico con voi. Forse gli stessi che, per salvaguardare un “look” di verginità, in pubblico vi scansano, vi blandiscono vigliaccamente in privato quando hanno bisogno del vostro ap-poggio. Per i credenti, anche gli amici di fede prendono le distanze, e sempre più di rado una parola di speranza parte dalla loro bocca. Raramente il coro che accompagna il vostro cammino è un coro di osanna. Il fischio fa inesorabilmente capolino anche nelle assemblee dei compagni di cordata. Per dieci applausi, venti constestazioni. Per cento consensi, duecento proteste.
Anche quando vi siete prodigati con la generosità più pura, vi sentite al centro di una nebulo-sa di sospetti. Anche quando vi siete spesi senza parsimonia e avete pagato prezzi altissimi di tempo, di fatica mentale e forse anche di denaro, siete costretti a difendervi dalle aggressioni della critica mordace, dalla perfidia dell’ironia subdola, dal distorcimento operato perfino sulle vostre intenzioni più pulite, dal livore di parte o dalla strumentale manipolazione degli avversari. Non c’è che dire. La vostra, oggi, è davvero una vita scomoda.
Ebbene, miei cari amici, che forse siete attraversati sempre più di frequente dalla tentazione di lasciare tutto e ritirarvi dalla mischia, oggi voglio dirvi una parola di speranza e di incoraggiamento. La parola di incoraggiamento la traggo da uno spunto felicissimo dell’Octogesima Adveniens di Paolo VI, che dice così: “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servi-zio degli altri” (n. 46).
Sì, oggi parliamo tanto di servizio, di ministerialità (da “minus stare”), di impegno per gli altri, di volontariato. Ricordatevi che una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità è l’impegno politico. La parola di speranza la traggo da un passaggio  splendido della Gaudium ed Spes che parla della politica come “arte nobile e difficile”. (n. 86)
Anzitutto, arte.
Il che significa che chi la pratica deve essere un artista. Un uomo di genio. Una persona di fantasia. Disposta sempre meno alle costrizioni della logica di partito e sempre più dall’invenzione creativa che gli viene richiesta dalla irripetibilità della persona.
Arte, cioè programma, progetto, apprendimento, tirocinio, studio. E’ un delitto lasciare la politica agli avventurieri. E’ un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non vanno in fondo ai problemi, che snobbano le fatiche metodologiche della ricerca e magari pensano di salvarsi con il buon cuore senza adoperare il buon cervello. E’ un tradimento pensare che l’istinto possa supplire la tecnica e che il carisma possa soppiantare le regole interne di un mestiere complesso.

In secondo luogo, arte nobile.
Nobile, perchè legata al mistico rigore di alte idealità.
Nobile, perchè emergente da incoercibili esigenze di progresso, di pace, di giustizia, di libertà.
Nobile, perchè ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria.

In terzo luogo, arte nobile e difficile.
Difficile, perchè le sue regole non sono assolute e imperiture. Sicchè, proprio per evitare i pericoli dell’ideologia, vanno rimesse continuamente in discussione.
Difficile, perchè postula il riconoscimento di tecniche concorrenziali che si ispirano a ideologie diverse da quelle della propria matrice culturale.
Difficile, perchè esige il saper vivere nella conflittualità dei partiti, contemperando il rispetto e la lotta, l’accoglimento e il rifiuto, la convergenza e la divaricazione.
Difficile, perchè richiede, nei credenti in modo particolare, la presa di coscienza della autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale, e il riconoscimento dela sua laicità e della sua mondanità. Difficile, perchè significa sottrarsi alla tentazione, sempre in agguato. dell’integrismo. Difficile, perchè significa affermare, pur nell’ambito della comunità cristiana, un pluralismo di opzioni: anche se questo non significa che tutte si equivalgono o che siano tutte efficaci e significative.
“L’integrismo e il conseguente non rispetto della diversità delle scelte politiche  dei  credenti sono,  infatti, il risultato della tentazione di ridurre il messaggio cristiano a una ideologia sociale o a un progetto politico concreto, o addirittura di fare della comunità cristiana una comunità sociologica che, come tale, si impegna direttamente nella storia ad elaborare soluzioni tecni-che per la liberazione umana, ponendosi in alternativa con altri gruppi o movimenti storici”(1).
Arte difficile, per il credente soprattutto, il quale “deve essere consapevole che il Vangelo non è una metodica di emancipazione e che la povertà e la sofferenza non sono soltanto un oggetto da eliminare, bensì una realtà di cui farsi carico come il Servo sofferente. In questo senso la testimonianza politica del cristiano deve diventare vita con i poveri, per un cammino di redenzione radicale”(2).
Arte difficile, per il credente soprattutto, che ha il compito, più che di menar vanto della sua ispirazione cristiana, di trovare quelle mediazioni culturali che rendono credibile il suo impegno politico. Sentite che cosa scriveva Alcide De Gasperi nell’agosto del 1954: “Quello che ci dobbiamo soprattutto trasmettere l’un l’altro è il senso del servizio del prossimo, come ce lo ha indicato il Signore, tradotto e attuato nelle forme più larghe della solidarietà umana, senza menar vanto dell’ispirazione profonda che ci muove e in modo che l’eloquenza dei fatti tradisca la sorgente del no-stro umanitarismo e della nostra socialità”.
E’ proprio vero. La politica è arte difficile e nobile. Coraggio, dunque, amici.

(1) G.PIANA, Politica, in Nuovo dizionario di spiritualità, Roma, 1979, pag. 1227.
(2) G.PIANA, ibidem, pag. 1230

Parole violente, spesso sputate come proiettili; parole urlate, stravolte, inutili, spesso usate contro come armi; clamori, pieni di egoismo e vuoti di gratuità; poteri agiti come imperio e dominio; arro-ganza portata a metodo del confronto: queste le maschere, a tratti volgari, che la “politica” indossa troppe volte in questi ultimi tempi.
Non è solo una caduta di stile, un buttar via vecchi riti e formalismi di poca sostanza: stiamo lentamente dimenticando il significato alto di “res pubblica”, stiamo seppellendo il concetto etico di “bene comune”.
La metaforica biblica notte evocata da don Dossetti – potenza e profezia di una voce forte, perché alimentata da lunghi silenzi e profonde meditazioni – si anima di ansie e rumori sempre più forti: sot-tili disagi o forti turbamenti agitano ad ogni risveglio le nostre un poco assopite coscienze.
Ad ogni risveglio il travaglio dello spirito può anche trovare pace nelle parole di David Maria Turoldo – poeta anche di fronte alla morte – :

Essere nuovi come la luce a ogni alba
come il volo degli uccelli
e le gocce di rugiada:
come il volto dell’uomo
come gli occhi dei fanciulli
come l’acqua delle fonti:

vedere
la creazione emergere
dalla notte!

Il travaglio della comunità degli uomini, condiviso secondo individuali sensibilità, può trovare speranza dalla pratica quotidiana, modesta ma decisa, dell’arte, nobile e difficile, della politica, tanto nei molteplici eventi della società civile, quanto nei luoghi più propri della responsabilità della polis, sia essa circoscritta alla mura della città o ai confini della nazione; agire “elaborando progetti per una migliore vitaumana a favore di tutti, controllando anche la loro attuazione, denunciando disfunzioni ed inerzie, esigendo con gli strumenti democratici, messi a disposizione dei cittadini, che la mensa non sia apparecchiata solo per chi ha il potere, ma per tutti” (*).
E’ giunto il tempo di prepararci, anche solo aggiornarci, con umiltà e costanza, a praticare quest’arte: tutti; Antonio Bello, camminando “sui sentieri di Isaia”, ci indica la traccia per cominciare o riprendere un percorso.

Pier Domenico Laghi

(*) CEI, Educare alla legalità. Nota pastorale della Commissione ecclesiale, “Giustizia e Pace”, 1991.

Il testo di Antonio Bello (+ Don Tonino è stato vescovo di Biella e presidente nazionale di Pax Chri-sti) è tratto da Sui Sentieri di Isaia, Edizioni La Meridiana, Molfetta (Ba), 1989, Terza edizione, pp. pp. 148-153.
Il lavoro editoriale è stato chiuso il 19 dicembre 1994.

 

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